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“Ci sono più cose in Cielo e in Terra, Orazio, di quante ne sogni la
tua filosofia.” Amleto
– W. Shakespeare
Quante
cose esistono in questo nostro strano, infinito universo? Sicuramente più
di quante la mente umana possa immaginare. Per quanto la scienza
s’affanni e la filosofia congetturi, la natura del mondo e dell’uomo
sarà sempre un passo avanti, pronta a stupirci con le sue mutevoli
forme. C’è chi se ne infischia di tanto multiforme splendore e
attende ai suoi affari quotidiani, incurante di tutto se non di sé
stesso, e chi invece aguzza la vista ed osserva, assorbendo informazioni
dall’esterno come una spugna. Capita qualche volta che queste spugne
riversino il loro contenuto in qualcosa di concreto, come sempre fanno
gli artisti; ma ancora tra loro c’è chi si limita a riportare la
realtà, in modo ragionato, originale, sensibile, ma pur sempre realtà.
C’è chi invece s’arrischia oltre le soglie del tempo e dello
spazio, varca quello che agli occhi dei più appare come il limite della
follia, e descrive di mondi e di creature di fiaba e d’orrore che non
esistono, che…
Ehi!
Non esistono? E chi dice che certe creature non esistano? Abbiamo forse
visitato l’intero universo per affermare con certezza che esseri come
fate, vampiri e alieni non esistano? E’ vero, non sono state mai viste
simili entità, mai ne è stata provata la loro esistenza, sono solo
storie inventate, ma allora gli scrittori dove prendono certe idee?
Spesso
mi è capitato di leggere interviste fatte ad autori di romanzi e
racconti fantastici in cui veniva chiesto loro se prendessero spunto dai
sogni. In effetti il mondo onirico è un ottimo serbatoio di idee; il
nostro cervello durante il giorno accumula ed immagazzina informazioni
che poi, durante la notte, elabora e ci presenta in forma più o meno
simbolica, più o meno fantastica. Ad esempio, è famoso il poemetto Kubla
Khan, mai terminato, dello scrittore inglese S.T. Coleridge,
composto subito dopo il risveglio del poeta da un sogno indotto
dall’oppio, o Lo strano caso del
dr. Jekyll e Mr. Hyde, ispirato a R.L. Stevenson da un sogno.
Nonostante il grosso potenziale immaginifico insito nei sogni, la
maggior parte delle idee, anche le più strane e fantastiche, viene
dall’osservazione della realtà.
Gli
artisti sono degli ottimi osservatori; i loro sensi sono affinati e,
anche inconsciamente, sempre pronti a rilevare i più piccoli ma
interessanti particolari. Lo scrittore Richard Bach, autore tra gli
altri de Il gabbiano Jonathan
Livingstone, racconta, in uno dei suoi romanzi, che spesso le idee
gli vengono nei momenti e nei posti più impensati e che, per non
dimenticarle, le scrive su qualsiasi cosa abbia a portata di mano e
ancora che, a fine giornata, si ritrova con le tasche piene di foglietti
carichi di idee, impressioni, sensazioni, ragionamenti. Neil Gaiman,
poliedrico scrittore del quale ho parlato in uno dei precedenti numeri
di Magnolia News, in un’intervista rivela che l’ispirazione per il
suo ultimo libro, Coraline,
l’ha trovata osservando e parlando con la figlia più piccola, e che
il titolo del libro è nato da un errore: Coraline invece di Caroline.
Ora sta a voi scoprire il segreto dell’ispirazione dei vostri autori
preferiti!
Tempo
fa mi è capitato un episodio che mi ha fatto riflettere. Sono
un’appassionata di Case di Bambole e molto del lavoro che riguarda
questo passatempo consiste nel riprodurre in scala ridotta oggetti
reali. Una mia amica stava osservando la riproduzione di una matita,
alta appena un centimetro, e ad un certo punto ha esclamato: “Ma c’è
anche la mina!”. In realtà avevo colorato con una vera matita sia la
punta che la fine della minuscola riproduzione. Di tutto il lavoro fatto
era rimasta colpita solo da quel particolare, da qualcosa a cui lei non
avrebbe mai pensato e che si è rivelato sorprendente ai suoi occhi,
mentre per me era stato naturale e scontato disegnare la finta mina.
Credo
che per gli artisti accada la stessa cosa: ciò che ai loro occhi appare
evidente, scontato, agli occhi di tante altre persone si rivela una vera
e propria scoperta, guidata e rivelata dall’artista stesso. E’ come
se gli artisti fossero quelli che un tempo venivano chiamati Pontifex,
costruttori di ponti, capaci di mettere in contatto la gente con il
mondo visto da angolature invisibili ai più, forse grazie alla loro
sensibilità o grande capacità d’osservazione o veloce elaborazione
di informazioni di tutti i tipi: visive, uditive, olfattive, ecc…
Per
quel che riguarda la trasmissione delle informazioni-sensazioni, la
musica è forse la forma d’arte più immediata, che tocca direttamente
le corde dell’anima e che viene percepita dal nostro organismo ad un
livello abbastanza primitivo, senza bisogno di molte elaborazioni. La
musica si “sente” con tutto il corpo, complice forse le vibrazioni
acustiche che vanno a colpire in modo diretto ben due sensi: l’udito e
il tatto. Anche le arti visive, soprattutto la pittura, arrivano a
toccare l’anima quasi in modo diretto, passando per la vista. Le forme
d’arte che si esprimono attraverso la scrittura sono più complesse da
assimilare; le sensazioni trasmesse devono passare attraverso un atto di
volontà che è quello della lettura, più immediato per la poesia e più
elaborato per un racconto o per un romanzo. Ma cosa succede quando,
soprattutto per quel che riguarda la scrittura, non viene rappresentata
la realtà ma un qualcosa che si basa completamente sulla fantasia?
Penso che in quei casi l’artista elabori non solo quello che osserva
del mondo così com’è, ma va oltre, svelando quello che si nasconde
sotto il velo della realtà, speculando su mondi paralleli, su un
passato alternativo o un futuro ipotetico, immaginando un oggetto o un
animale, essere umano compreso, non come gli appare, con tutti i
sentimenti, gli obblighi e i diritti che si porta dietro, ma cosa e come
sarebbe “se”.
Naturalmente
quel “se” non viene limitato da confini rappresentati da situazioni
normali, che potrebbero comunque accadere anche nella realtà, ma si
allarga come un ventaglio di infinite possibilità che esplorano fatti e
accadimenti materialmente impossibili. E’ come se gli artisti del
fantastico facessero appello ad un sesto senso che permette loro di
osservare oltre il tempo e lo spazio, eludendo le leggi fisiche e morali
del nostro universo.
Come
dice il replicante Roy nel film Blade
Runner di Ridley Scott “Ho visto
cose che voi umani…”
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