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FANTASY, LEGGENDE, FANTASIA

Conoscete la canzone di Angelo Branduardi “Il signore di Baux”? Ha molte caratteristiche fantasy; canta di castelli, dame, cavalieri, fuoco, danze, e ascoltandola sembra quasi di venire trasportati in pieno Medioevo, tra splendidi uomini armati, pronti a partire per la caccia, e dame il cui cuore palpita d’amore per loro… ma, qualcosa non va! Dove sono le strade sterrate simili a latrine a cielo aperto, i cani lasciati liberi nelle sale dei banchetti per permettere agli uomini di pulirsi le mani sul loro pelo (non esistevano i tovaglioli), i denti marci, la scarsissima pulizia, le malattie, le ferite infettate, i muri anneriti dal fumo che si innalzava dalle candele di sego? Scorrendo un libro sugli usi e costumi del Medioevo ci si rende conto che l’Età Oscura non aveva tutto quel fascino che gli scrittori fantasy, attraverso i loro romanzi, gli attribuiscono. Come se non bastasse, la magia veniva considerata opera del diavolo, mentre il periodo storico durante il quale rifiorì il pensiero magico, fu il Rinascimento. Si può quindi dire che buona parte del fantasy si ispira principalmente a due periodi storici, Medioevo e Rinascimento, per dar vita ad un'epoca fantastica che esiste solo nei romanzi e nei racconti del genere.

Esistono comunque alcuni autori fantasy che tengono conto della vita quotidiana del Medioevo storico e ne riportano per filo e per segno gli usi e costumi, come, ad esempio, George R.R. Martin, nelle “Cronache del Ghiaccio del Fuoco”, Poul Anderson nel romanzo “La Spada Spezzata” dove non risparmia scene cruente e impietose che si rifanno ai miti e leggende del nord Europa premedievale, l’italiano Valerio Evangelisti, con i suoi libri sull’inquisitore Nicholas Eymerich dalla rara accuratezza storica, e molti altri ancora che, come sempre, lascio a voi il piacere di scoprire.

Cosa dire poi di draghi, unicorni e altre bestie simili, ospiti quasi fissi dei romanzi fantasy? Nell’attuale età del mondo diamo molte cose per scontate, ci affidiamo quasi del tutto alla scienza che ci trasmette certezze e sicurezze, ci cura, ci protegge, spiega quasi ogni fenomeno conosciuto e tenta di dare spiegazioni logiche ai fenomeni sconosciuti. In un’era ad alta tecnologia, sappiamo che unicorni e draghi non esistono, che è puerile credere ancora nelle fate, eppure una volta immerse in un romanzo Fantasy molte persone sperano quasi di veder comparire in una notte di luna piena un rappresentante del popolo fatato, e qualcuna crede sul serio di averlo veduto. Se oggi la tecnologia e la scienza non hanno potuto fermare la voglia di straordinario, nel passato, quando la scienza muoveva i suoi primi passi, come potevano non nascere i mostri? Dall'unione di elementi bestiali ed umani, o tra bestie diverse, simbolo di difformità, emanazione del volere divino che nasconde un "altro" significato, i mostri non sempre sono brutti esteriormente, ma la loro esistenza viene da sempre considerata innaturale. Secondo S. Paolo "Videmus nunc per speculum in aenigmate" (al presente vediamo come attraverso uno specchio, in maniera confusa) e quell'aenigma, il monstrum, è ciò che verrà svelato in futuro; è un simbolo che nasconde altrove la sua natura, ben oltre la semplice parola che lo indica o la forma che lo definisce. Ebbene, proviamo a svelare insieme la natura di alcuni di questi mostri!

 

Unicorni

Cavalli dal candido mantello, simbolo di castità e purezza. Il loro segno distintivo è il lungo corno ritorto che spunta dalla fronte. Proprio il corno trasse in inganno le genti del passato. Sulle spiagge del mare del nord spesso furono rinvenuti corni ritorti lunghi fino a due metri. Dalla scoperta al tentativo di dare una spiegazione il passo fu breve e fu così che dalla fantasia popolare nacque l'unicorno; ma quel lungo corno era in realtà un dente di narvalo, un mammifero marino. I maschi di questo parente del delfino posseggono solo due denti di cui uno si sviluppa e cresce fino a raggiungere circa i due metri di lunghezza, arma micidiale contro gli altri narvali maschi nella lotta per la difesa del territorio.

Ciclope

In Sicilia, molti secoli fa, furono ritrovati teschi enormi con due zanne che sporgevano dalla bocca e un'unica orbita centrale. Sembrava senza dubbio il teschio di un umanoide alto più di due metri con un unico occhio al centro della fronte. Questa convinzione rimase in piedi fino all'inizio dell'800, quando qualcuno si rese conto che il teschio del gigante da un solo occhio altro non era che il cranio di un elefante nano vissuto in Sicilia migliaia di anni fa e l'orbita al centro della fronte era la cavità da cui partiva la proboscide dell'elefante.

Sirene

Splendide donne dalla coda di pesce che cantano attirando ignari marinai tra le loro braccia e verso la morte. Nella nebbia, all'alba, è facile prendere abbagli e credere che quelle figure dal canto melodico e il corpo sinuoso, adagiate sugli scogli, possano essere sirene. Niente di più sbagliato! Sono i sirenidi (Lamantini e Dugonghi), mammiferi marini o d'acqua dolce dal carattere mite, erbivori. Il loro richiamo somiglia al dolce canto di una fanciulla.

Streghe

Donne dai grandi poteri, malvagie o benevole a seconda della loro indole, dedite alla magia bianca o alla magia nera. Nel XV secolo, per non morire di fame, spesso le donne macinavano con o al posto del grano la segale, per fare la farina  e poi il pane. I chicchi di segale, a differenza di quelli di grano, vengono attaccati da un fungo chiamato Claviceps purpurea contenente l'ergotina, un potente allucinogeno. Seicento anni fa l’Inquisizione condannò e bruciò sul rogo non potenti e malvagie streghe, ma solo povere contadine affamate che avevano visioni infernali causate dall'ergotina e dai sermoni troppo vividi di zelanti preti.

Lupi mannari e vampiri

Uluati nella notte, zanne, sangue, morte.

Poveri esseri umani! Quanta fantasia, eppure la natura ne ha ben di più. Il lupo mannaro è un essere umano in preda ad una malattia psichica che gli fa credere di potersi trasformare veramente in lupo. Il vampirismo è una malattia chiamata fotofobia, che costringe a non sopportare la luce del sole, a rinchiudersi in casa per evitare i raggi luminosi facendo così assumere alla pelle un pallore mortale.

Tutti sappiamo che non esistono unicorni, ne' sirene, né tanto meno draghi, probabilmente emersi dalla fantasia popolare dopo il ritrovamento di qualche scheletro di dinosauro, eppure siamo innegabilmente affascinati da simili esseri e questo fascino si trasmette alle opere fantasy, spesso considerate alla stregua di brutte favole troppo lunghe. In questi ultimi anni il genere fantasy sta attraversando un nuovo periodo di splendore, forse grazie anche ai tre films su “Il Signore degli Anelli” e ai libri su Harry Potter di J.K.Rowling, e ad una notevole fioritura di siti su internet dedicati alle fate.

Sembra proprio che le favole esercitino ancora su di noi, tecnologici uomini moderni, lo stesso fascino di sempre, come se non fossero passati secoli da quando la gente credeva sul serio a unicorni e draghi e danzava in sale illuminate da decine di candele, come se quei mostri e quei cavalieri esistessero ancora, da qualche parte, tra le pagine di un libro o tra le circonvoluzioni della nostra anima, ops… scusate, volevo dire mente!

Mairi

 

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