| - Cerca di
non far rumore, potresti spaventarle! - - Chi? - - Le fate! In questo
bosco ce ne sono a migliaia, forse le ultime fate rimaste sulla terra,
forse... - Oh! Io non credo nelle fate, sono solo favole per bambini. - -
Ne sei certo? Ho sentito dire che un umano che entri nel loro regno e
accetti i doni che gli vengono offerti o mangia e beve dei frutti della
terra fatata, non possa più fare ritorno al mondo degli uomini, oppure,
se le fate un giorno dovessero lasciarlo tornare sui propri passi, lui
troverà i suoi parenti e i suoi amici morti di vecchiaia e il mondo
cambiato. Un anno passato nel regno delle fate equivale a molti anni passati nel
regno degli umani. - - Sono solo sciocchezze! Le fate non esistono, come
non esistono gli unicorni, i folletti, i draghi e tutte le altre
stupidaggini che vengono raccontate ai bambini la sera per farli
addormentare. Anzi, sai che ti dico? Non ho tempo per stare ad ascoltare
le tue fantasie; ho tante altre cose da fare. Io torno in città; queste
passeggiate in campagna serviranno anche a tonificare i polmoni, ma sono
così noiose! - - Va bene, torniamo indietro. In fondo credo tu abbia
ragione: le fate non esistono... -

Passi che si
allontanano, il rumore di un motore, poi di nuovo silenzio. Il giorno si
tramuta in sera e dita violette solcano il cielo infiammandosi ai raggi
obliqui del sole morente. Nel bosco cala la notte. Le lucine delle lucciole
si muovono al ritmo del frinire dei grilli; l'aria è colma dei profumi
del giorno, quelli che il sole ha distillato dalle corolle dei fiori e dalle
essenze vegetali. La luna sorge liberandosi dall'intrico dei rami di una
vecchia quercia e i suoi raggi d'opale arrivano a toccare il suolo,
rivelando un sentiero nascosto ad occhi umani. Ai bordi del
sentiero, timido, appare il primo cappellino a punta: una rossa digitale
rovesciata e sotto il sorriso furbo in un faccino di bimbo. Risolini
iniziano ad echeggiare lungo il sentiero, lucine veloci che incrociano la
strada di luna, trilli e squilli di campanelle, sussurri che conducono
dritti nel cuore della terra delle fate. Il portale è un Cerchio magico,
delineato dai cappelli pallidi dei funghi. Oltre c'è Faerie, terra di
sogno e di malia. Un canto s'alza nella notte:
"Faerie,
terra d'incanti. Dammi la forza di vivere, oh Madre! Voglio ancora
intrecciare corolle con i fiori del tuo grembo, ammaliare i mortali col
tuo nettare, comandare al tempo.
Faerie, terra di
meraviglie. Lascia che io danzi per te, una e mille notti ancora. Le mani
protese al cielo, le ali frementi pronte a spiccare il volo. Lascia che io
corra sulle tue verdi distese.
Faerie, terra di
ricordi, dove i ricordi valgono quanto la fiamma tremolante di una
candela. Domani, solo il domani conta e non voltarti indietro, viandante,
o te ne pentirai.
Faerie, terra dei
nostri avi. Accogli i nostri doni. Ghirlande e frutti e canti. Danzeremo
fino al sorgere del sole e poi... e poi spariremo di nuovo e torneremo
ancora, come marea che avanza e si ritira per poi tornare... per sempre..."
E tu, credi nelle fate?
- Ascolta la mia voce,
viandante, segui il sentiero e non voltarti... mai! -
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