Due
colonne di marmo bianco screziato di nero sorreggevano un architrave di
malachite. Due gargoyle di pietra si fronteggiavano immobili ai lati
dell'arco. Polgara sorrise tra sé, non era la prima volta che
attraversava una soglia in sogno, cosa la attendeva dall'altra parte?
Poteva fidarsi delle promesse di una fatina dispettosa? Kheldar, con un
salto, le sfuggì di mano e decise per lei, infilandosi tra le due
colonne. Polgara lo chiamò allarmata - Kheldar! - Infine fece la
sua scelta.
Attraversò l'arco.
Una luce violenta la investì. Gli occhi
le bruciarono. Poco a poco le sue pupille si abituarono alla luce e lei
fu in grado di vedere il luogo in cui si trovava. Un bosco! Ma un bosco
strano... Dai rami degli alberi pendevano caramelle e cioccolatini,
sbuffi di zucchero a velo sorgevano dal terreno, mossi da una leggera
brezza profumata di biscotti appena fatti. Massi di cioccolata
costeggiavano un rivo di succo di lampone; sparsi sul prato di menta
piperita facevano bella mostra di sé ciottoli di zucchero screziato di
caramello.
Kheldar sembrava impazzito. Correva per
tutto il prato, leccando a scatti un ciottolo, un cespuglio o un
cioccolatino caduto a terra. Polgara non poté trattenere una risata. -
Bello scherzo che mi hai combinato, Ariel. Hei, Kheldar, dì la
verità, eri d'accordo con lei? - - No, lui non c'entra affatto. - Una
voce melliflua interruppe le risa gioiose della maga. Un angelo
comparve al suo fianco. Polgara sussultò e fece un salto indietro. -
Chi sei? - L'angelo sorrise - Il mio nome è Pamina, sono l'Angelo della
dolcezza. - L'angelo si avvicinò alla maga che questa volta non si
ritrasse. - Questo sogno è il dono di una fata. Un dono fatto sia a me
che a te. Da molto tempo desideravo
incontrarti... Vieni! - Pamina prese la mano di Polgara e la condusse
con sé, all'interno del bosco, mentre Kheldar rimaneva a leccare e mangiare i
dolci che trovava in giro e a sorbire, con enorme soddisfazione, il
nettare fruttato dal ruscello.
- Che posto è mai questo? - Chiese
Polgara. Pamina le sorrise - Ogni dolce di questo luogo è la
concretizzazione di un gesto gentile fatto dalle creature del mondo
reale verso i loro simili. un cuore gentile è la cosa più dolce che
esista al mondo. Vedi questi alberi carichi di dolci? Sono il
frutto della gentilezza che opera nel mondo. Ma voglio mostrarti una
cosa. -
Il bosco finì e le due creature si
ritrovarono sull'orlo di un orrendo abisso che emanava un terribile
fetore. Storcendo il naso Polgara chiese - Cos'è questo... questo... -
- Questo è l'Abisso dove va a finire tutta l'amarezza causata dai duri
di cuore; quelli incapaci di un gesto gentile, gli egoisti, gli
ipocriti.
Ogni giorno che passa il fetore dell'Abisso aumenta sempre più; ma tu,
Polgara, con i tuoi modi gentili verso gli amici e, soprattutto, verso
gli sconosciuti, contribuisci a tenere l'orrore dell'Abisso sotto
controllo. In ognuno di noi sono presenti sia il bene sia il male, ma
dentro di te è il primo che prevale. Riuscendo a mantenere il tuo cuore
puro avremo tutti la speranza che la gentilezza dilaghi. Ogni gesto
gentile richiama un gesto gentile, come marea che monta e dilaga
dolcemente nei cuori degli Uomini. Le cattiverie sono invece come onde
impetuose che distruggono tutto ciò che trovano sul loro cammino.
Ecco...
- Pamina staccò una piuma candida dalle sue ali - Spesso la
tristezza cancella la gentilezza dai cuori ed io non posso permettere
che nel tuo cuore alberghino scintille di tristezza. Ogni volta che ti
sentirai triste o impaurita, solleva questa piuma al cielo ed esprimi un
pensiero gentile. Due candide ali compariranno sulle tue spalle, finché
tu lo vorrai, e ti permetteranno letteralmente di volare oltre ogni
tristezza. - Polgara accettò la piuma. Pamina le parlò ancora - Mi
raccomando, non usare la piuma prima di aver appreso il segreto del volo
degli angeli. Presto saprai come fare. - L'angelo sorrise un'ultima
volta - Salutami la piccola fatina... - Poi Polgara fu sollevata in
aria da un vortice d'argento.
Kheldar la svegliò leccandole le guance.
Polgara rise per il solletico e si sollevò seduta. Si era addormentata
sul divano.
Dove fino a poco prima aveva posato la
testa, una bianca piuma delicata risaltava sul fondo color fragola del
divano. Polgara prese la piuma e la rigirò delicatamente tra le
mani.
Una promessa di felicità ed un segreto...