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Chiudi gli occhi, Polgara, e sogna...

Buio. Oscurità. Polgara sussultò. Qualcosa di morbido le aveva urtato la caviglia. Si chinò per controllare e sotto le dita sentì il soffice pelo di Kheldar, il suo furetto. Lo raccolse e se lo strinse al petto. Mosse alcuni passi alla cieca, poi una luce fioca comparì dal nulla davanti a lei.  

La luce acquistò consistenza, fino a diventare una brillante sferetta azzurra che girò attorno alla maga due volte e poi si diresse a velocità sostenuta in avanti. Polgara non era sicura di doverla seguire, ma non aveva niente di meglio da fare, quindi...
 
La sferetta la condusse nei pressi di un arco e andò ad incastonarsi sull'alta volta per poi scomparire. La maga guardò verso l'arco.
Due colonne di marmo bianco screziato di nero sorreggevano un architrave di malachite. Due gargoyle di pietra si fronteggiavano immobili ai lati dell'arco. Polgara sorrise tra sé, non era la prima volta che attraversava una soglia in sogno, cosa la attendeva dall'altra parte? Poteva fidarsi delle promesse di una fatina dispettosa? Kheldar, con un salto, le sfuggì di mano e decise per lei, infilandosi tra le due colonne. Polgara lo chiamò allarmata - Kheldar! - Infine fece la sua scelta.
Attraversò l'arco.
Una luce violenta la investì. Gli occhi le bruciarono. Poco a poco le sue pupille si abituarono alla luce e lei fu in grado di vedere il luogo in cui si trovava. Un bosco! Ma un bosco strano... Dai rami degli alberi pendevano caramelle e cioccolatini, sbuffi di zucchero a velo sorgevano dal terreno, mossi da una leggera brezza profumata di biscotti appena fatti. Massi di cioccolata costeggiavano un rivo di succo di lampone; sparsi sul prato di menta piperita facevano bella mostra di sé ciottoli di zucchero screziato di caramello.
Kheldar sembrava impazzito. Correva per tutto il prato, leccando a scatti un ciottolo, un cespuglio o un cioccolatino caduto a terra. Polgara non poté trattenere una risata. - Bello scherzo che mi hai combinato, Ariel. Hei, Kheldar, dì la verità, eri d'accordo con lei? - - No, lui non c'entra affatto. - Una voce melliflua interruppe le risa gioiose della maga. Un angelo comparve al suo fianco. Polgara sussultò e fece un salto indietro. - Chi sei? - L'angelo sorrise - Il mio nome è Pamina, sono l'Angelo della dolcezza. - L'angelo si avvicinò alla maga che questa volta non si ritrasse. - Questo sogno è il dono di una fata. Un dono fatto sia a me che a te. Da molto tempo desideravo incontrarti... Vieni! - Pamina prese la mano di Polgara e la condusse con sé, all'interno del bosco, mentre Kheldar rimaneva a leccare e mangiare i dolci che trovava in giro e a sorbire, con enorme soddisfazione, il nettare fruttato dal ruscello.
- Che posto è mai questo? - Chiese Polgara. Pamina le sorrise - Ogni dolce di questo luogo è la concretizzazione di un gesto gentile fatto dalle creature del mondo reale verso i loro simili. un cuore gentile è la cosa più dolce che esista al mondo. Vedi questi alberi carichi di dolci? Sono il frutto della gentilezza che opera nel mondo. Ma voglio mostrarti una cosa. -
 
Il bosco finì e le due creature si ritrovarono sull'orlo di un orrendo abisso che emanava un terribile fetore. Storcendo il naso Polgara chiese - Cos'è questo... questo... - - Questo è l'Abisso dove va a finire tutta l'amarezza causata dai duri di cuore; quelli incapaci di un gesto gentile, gli egoisti, gli ipocriti. Ogni giorno che passa il fetore dell'Abisso aumenta sempre più; ma tu, Polgara, con i tuoi modi gentili verso gli amici e, soprattutto, verso gli sconosciuti, contribuisci a tenere l'orrore dell'Abisso sotto controllo. In ognuno di noi sono presenti sia il bene sia il male, ma dentro di te è il primo che prevale. Riuscendo a mantenere il tuo cuore puro avremo tutti la speranza che la gentilezza dilaghi. Ogni gesto gentile richiama un gesto gentile, come marea che monta e dilaga dolcemente nei cuori degli Uomini. Le cattiverie sono invece come onde impetuose che distruggono tutto ciò che trovano sul loro cammino. Ecco... - Pamina staccò una piuma candida dalle sue ali - Spesso la tristezza cancella la gentilezza dai cuori ed io non posso permettere che nel tuo cuore alberghino scintille di tristezza. Ogni volta che ti sentirai triste o impaurita, solleva questa piuma al cielo ed esprimi un pensiero gentile. Due candide ali compariranno sulle tue spalle, finché tu lo vorrai, e ti permetteranno letteralmente di volare oltre ogni tristezza. - Polgara accettò la piuma. Pamina le parlò ancora - Mi raccomando, non usare la piuma prima di aver appreso il segreto del volo degli angeli. Presto saprai come fare. - L'angelo sorrise un'ultima volta - Salutami la piccola fatina... - Poi Polgara fu sollevata in aria da un vortice d'argento.
 
Kheldar la svegliò leccandole le guance. Polgara rise per il solletico e si sollevò seduta. Si era addormentata sul divano.
Dove fino a poco prima aveva posato la testa, una bianca piuma delicata risaltava sul fondo color fragola del divano. Polgara prese la piuma e la rigirò delicatamente tra le mani.
Una promessa di felicità ed un segreto...
 

Ariel la fatina

 

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