Non avrebbe saputo dire da
quanto tempo stava correndo; la gola gli bruciava e fitte dolorose
gli attanagliavano la milza. La città era completamente deserta,
sotto la luce spettrale dei lampioni, non un rumore oltre il ritmico
pestare delle sue scarpe sul selciato. Col fiato grosso, Noise si
fermò e premette le spalle sudate contro il muro gelato di un
edificio in mattoni. Forse era solo un sogno, sì, doveva essere
così, solo un sogno, però... Le sensazioni erano talmente intense
che non riusciva a credere di stare solo sognando. Si guardò le
mani attraversate da righe di sangue rappreso e scuro. Di chi era
quel sangue? Poi ricordò...
Era in ospedale per
sottoporsi ad una operazione, nulla di grave, ma qualcosa era andato
storto. L'effetto dell'anestesia era terminato prima del dovuto e
lui si era risvegliato sotto i ferri. Dolore, paura, i medici che
impartivano ordini, infermieri che si muovevano attorno a lui in una
danza furiosa, infine, di nuovo il buio, o meglio, la città di sera
e la sua corsa senza fine. Nell'attimo stesso in cui si chiese
perché stava correndo, ebbe la risposta. Un uomo vestito con un
elegante completo nero sbucò da un oscuro vicolo laterale, subito
seguito da altri uomini in nero venuti fuori dal grembo stesso della
notte. Noise spinse le mani contro il muro, valutando rapidamente la
situazione e arrivando alla conclusione che era ormai circondato e
senza più una via di fuga. Quello apparso per primo e che sembrava
il capo, gli si avvicinò e Noise vide i suoi occhi: completamente
neri... privi della parte bianca, due pozze d'oscurità che sembrava
volessero risucchiargli l'anima e forse lo avrebbero fatto. L'uomo
parlò e la sua voce, a dispetto di tutto, era calma e suadente -
Noise, ragazzo, perché fuggi? Non puoi sempre fuggire, prima o poi
dovrai fermarti. - - Chi siete? Cosa volete da me? - La voce di
Noise risuonò gracchiante tra i muri dei palazzi. Con un brivido il
ragazzo si rese conto che la voce dell'uomo nero, a differenza della
sua, non aveva prodotto alcuna eco. L'uomo in nero si avvicinò
sempre più e gli altri si strinsero attorno, poi, all'unisono,
tutti allungarono il loro braccio destro verso di lui e i loro occhi
scuri iniziarono a brillare intensamente come immense stelle nere.
- Fermi! - Il comando
perentorio bloccò qualsiasi movimento. Mentre tutti si giravano
verso la fonte della voce, attraverso il varco lasciato dagli uomini
in nero Noise riuscì a vedere chi aveva parlato. Un uomo vestito
con un elegante completo bianco, circondato da altri uomini vestiti
di bianco, si ergeva fiero a fronteggiare i suoi assalitori. - Non
potete prenderlo! - A quelle parole il capo degli uomini neri
iniziò a ridere di gusto, una lunga, lugubre risata. Noise non
capiva, ma era comunque grato all'uomo in bianco per il suo
tempestivo intervento. Si staccò dal muro e sgusciò di lato. Ora
li aveva tutti davanti. Sei uomini in nero alla sua sinistra e sei
uomini in bianco alla sua destra. Il capo dei neri parlò di nuovo -
Spes, è inutile, ormai lui è nostro. E' andata così e non puoi
opporti alla legge. - - Oh no, Phobos, io non mi oppongo alla legge,
io la invoco! - Un mormorio serpeggiò tra le file di entrambi i
colori. Noise guardava incantato la scena. C'era qualcosa...
qualcosa di familiare in tutto ciò, qualcosa... - Invochi la legge?
Cos'hai in mente? - - Presto detto, io chiedo un Campione per Noise.
- - Non farmi ridere, Spes. Sai bene quanto me che al giorno d'oggi
è quasi impossibile trovare ancora dei Campioni in circolazione
sulla Terra. - - Non esserne così sicuro, Phobos. Io chiamo
Alessandro... - Dal vuoto al centro dei due schieramenti una luce
prese a tremolare a mezz'aria, s'ingrandì, prese forma ed infine si
materializzò - Alessandro? - Per poco la sorpresa non fece prendere
un infarto a Noise. Al centro della strada era apparso il suo
migliore amico. - Cosa ci fai qui? - Alessandro si guardò intorno
spaesato; quando incontrò gli occhi di Noise un largo sorriso
apparve sul suo volto - Ehi! Pellaccia! Allora è vero quel che mi ha
detto il damerino in bianco, non sei ancora morto! - - Morto? Io? Ma
cosa ti salta in mente... Dannazione, siete tutti pazzi? Mi volete
dire cosa sta succedendo? - Il capo dei bianchi sorrise trionfante -
Non hai ancora capito? Nella vita sono tanti i sentimenti che
affollano i nostri cuori, ma quando qualcosa va storto solo due di
essi rimangono accanto a noi, sempre: la paura e la speranza. E'
facile abbandonarsi alla prima, nella solitudine della propria
anima, più difficile è sostenere la seconda. Tutto dipende da come
abbiamo camminato lungo la nostra vita. Se i passi sono stati
impetuosi e crudeli, se i nostri piedi hanno calpestato altre vite,
ci ritroveremo in ogni momento soli e la paura sarà la compagna dei
nostri giorni oscuri; ma se i nostri passi sono stati leggeri,
capaci di seguire lo steso ritmo di chi ci circonda, allora non
saremo mai soli. Vicino a noi ci sarà sempre un amore o un amico,
comunque un Campione, ad aiutarci a mantenere accesa la fiammella
della speranza. Non dimenticarlo Noise, nelle notti e nei giorni che
verranno... - I due gruppi di uomini si alzarono da terra, si
sciolsero in aria e per un attimo si unirono in una enorme
scacchiera. Poi un vortice d'argento sollevò Noise e Alessandro e
li trascinò via.
Quando si risvegliò a
Noise sembrò di avere la bocca incendiata. Voleva bere ma la voce
stentava ad uscire. - E' inutile che ti sforzi di parlare, amico, il
dottore ha detto che fino a domani non riuscirai a romperci con le
tue chiacchiere. - Risate di sollievo esplosero attorno a lui. Alzò
un po' la testa e li vide tutti, amici e parenti. Alessandro parlò
ancora - Sai quanta anestesia hai in corpo? Gli hai fatto prendere
un colpo a quelli, proprio non ne volevi sapere di metterti a
dormire. - Il suo migliore amico aveva ormai preso la parola e non
permetteva a nessun altro di aprire bocca. Tutto eccitato gli disse
- Ti ho portato un regalo; è per un sogno stranissimo che ho fatto
stanotte. Te lo scarto. - Il ragazzo liberò da una carta a fiori
una scatola non molto grande e la mise davanti agli occhi di Noise.
Una scacchiera! Un sorriso increspò le labbra di Noise, subito
ricambiato da quello del suo amico che annunciò: - E' per le notti
e i giorni che verranno! -
Ariel la fatina