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Chiudi gli occhi, Tara Aine, e sogna...

Gocce d'acqua gelata le scorrevano sul viso. Aprì gli occhi e si guardò attorno, tremando per il freddo. Si rese conto di trovarsi stesa a terra, al centro di un'enorme grotta costellata di stalattiti e stalagmiti luminescenti... luminescenti? Tara si puntellò su un braccio e fece forza, sollevandosi dal suolo. Le girava la testa, e non riusciva a capacitarsi del luogo in cui si trovava. Solo pochi istanti prima stava dando da mangiare agli animali della fattoria, con la sacca colma di grani che le pesava sulla spalla; le oche le giravano attorno, le grosse, bianche oche, orgoglio del padre, contadino di Gainer Morian, Conte di Ludigia, Signore delle terre ad ovest di Solertia, la Città imperiale. Non ricordava altro. Barcollando si avvicinò ad una stalagmite e passò una mano sulla superficie viscida; quando la ritirò una poltiglia verdastra e luminescente le ricopriva i polpastrelli. Strusciò le dita tra loro sovrappensiero e si guardò di nuovo intorno, finché scorse una rientranza scura sulla parete opposta della caverna. Con passo malfermo si avviò in quella direzione.

La rientranza si rivelò essere l'entrata di una stanza, completamente buia. Tara si fermò, indecisa se varcare la soglia oppure tornare sui suoi passi e cercare un'altra uscita, quando una voce maschile la fece arretrare di qualche passo - Benvenuta, Tara. Ti stavo aspettando. - Il buio davanti a lei iniziò a coagularsi e contorcersi. La ragazza indietreggiò ancora e subito la melma fosforescente sulle sue dita, iniziò a pulsare, poi a contorcersi. Lei tentò di staccarsi la poltiglia dal polso, ma quella roba si stava allungando e attorcigliando anche attorno all'avambraccio. Tara urlò e la poltiglia fosforescente, che ormai aveva assunto la forma di un mostruoso viticcio, la tirò dentro la stanza.

All'inizio non udì nulla, poi un canto malinconico iniziò a riempire lo spazio attorno a lei. Il grumo di buio che prima pulsava e si contorceva, aveva ora l'aspetto di un'ombra di forma umana. Dita invisibili le sfiorarono i lunghi capelli, infilandosi tra le ciocche e solleticandole il collo. Finalmente Tara ritrovò la voce - Chi... chi sei? Cosa vuoi da me? - Il buio parlò ancora - Ragazza mia, chi credi che io sia? - Tara aggrottò la fronte. Non si era aspettata una risposta del genere. - Non so chi sei... sei forse un demone? - Una risata cristallina interruppe la musica triste. - Non sei lontana dalla verità. Hai mai sentito parlare dei vampiri? - Un soffio gelido che odorava di morte le sfiorò la guancia sinistra e Tara rabbrividì. L'essere d'ombra continuò a parlare senza aspettare la sua risposta. - La nostra maledizione ci perseguita e ci imprigiona per l'eternità. Un tempo eravamo anche noi esseri umani, ma poi scegliemmo la strada del Buio. Da secoli non vedo il sole. I miei occhi rifuggono la luce. Mi nutro del sangue degli esseri viventi e da quando sono rinchiuso in questo limbo onirico, mi nutro del sangue degli esseri che riesco ad attirare quì dal mondo reale. - L'ombra si spostò di lato e dopo pochi istanti la luce di una candela fece arretrare l'oscurità tra le asperità delle pareti della stanza. - Tara, fui esiliato in questo luogo per un motivo... - Alla luce della candela l'ombra assunse contorni più netti. - Io so parlare all'animo umano, blandirlo, irretirlo, affascinarlo... Attiravo le mie vittime parlando al loro cuore, ed una volta parlai al cuore di una chierica, la più santa dell'Impero. Le mie parole furono così convincenti da portarla a scegliere il Buio. I chierici di Solertia non accettarono a cuor leggero la defezione della loro guida spirituale e, grazie ad un incantesimo, mi bandirono dal piano reale e mi esiliarono in questo piano. - Per tutto il tempo in cui aveva parlato, l'ombra aveva  continuato a mutare, fino ad assumere l'aspetto di un uomo giovane. Tara sentì il cuore batterle forte. Finita la mutazione il giovane si avvicinò a Tara e le posò una mano sulla spalla; la ragazza si rese conto che le dita gelide dell'essere si muovevano con la stessa leggerezza del soffio di brezza che prima le aveva sfiorato la guancia. Morte! Ecco cosa l'aspettava... o no? - Cosa vuoi da me, vampiro? - Il giovane le girò attorno scrutandola. - Voglio il tuo sangue... no, no. - Il vampiro agitò la mano in aria come per scacciare le parole che aveva appena pronunciato - No, forse da te non prenderò il sangue. Voglio darti una possibilità di scelta, come feci con la chierica, decenni fa. Vedi questo? - Sulla mano del giovane comparve un cartiglio su cui erano stati dipinti una luna bianca dalle lacrime di sangue e un sole scuro. - Nulla è del tutto bianco o del tutto nero. Voglio darti la possibilità di scegliere tra una morte piacevole che ti condurrà nella Luce, per l'eternità, e una vita lunga quanto l'eternità stessa, poteri sovraumani e il peso di una maledizione. - Tara sibilò indignata - E questa dovrebbe essere una scelta? Dovrei scegliere tra una morte sicura e la vita eterna? Come puoi credere che io rinunci alla mia vita? - Il giovane si allontanò da lei - Stolta! Pesa le tue parole. Vorresti davvero vivere in eterno? Non vedere più il sole? Potrai certamente assistere ai progressi dell'umanità, imparare molte cose, acquisire potere, ma a quale prezzo? Pensaci Tara, la vita eterna, ma ne vale poi la pena? - Tara sbarrò gli occhi sempre più sorpresa - Cosa vuoi che me ne importi, vampiro? Perché dovrei accettare le condizioni che mi stai imponendo? Io voglio solo tornare a casa. - Il giovane le si avvicinò e, senza preavviso, posò le labbra gelide su quelle calde della ragazza e Tara, in una frazione di secondo vide scorrere davanti ai suoi occhi centinaia di anni, migliaia di vite, innumerevoli scelte. Quando il vampiro si staccò da lei Tara scivolò seduta a terra, tremante. - Troppo spesso la vita ci obbliga a fare delle scelte, e non sempre le alternative sono piacevoli. E' il destino degli esseri umani, scegliere continuamente tra Bene e Male, quando nessuno dei due ha confini delineati. Io sono il tuo destino e tu non puoi fuggirmi, Tara. Ci incontreremo ancora e per quel momento tu dovrai aver fatto la tua scelta. - Tara avrebbe voluto urlare al vampiro che nulla di quel che era accaduto aveva senso, che forse stava solo sognando, ma un vortice d'argento la sollevò in aria e la trascinò nell'incoscienza.

Tara fu svegliata dallo starnazzare insistente delle oche. Si sedette sull'erba e vide i grani di mangime sparsi tutto attorno a lei. Probabilmente le oche l'avevano fatta inciampare e nel cadere aveva battuto la testa perdendo conoscenza e spargendo il mangime sul prato. Uno scalpitio di zoccoli sulla strada richiamò la sua attenzione su un gruppo di cavalieri che stava passando ai confini della terra di suo padre. Alzò la mano a protezione degli occhi per osservarli meglio e lo vide: nel palmo della mano stringeva un cartiglio. Il respiro le mancò e tremando aprì il pezzo di carta. La vista di una luna dalle lacrime di sangue e un sole nero la fece rabbrividire.

Una scelta ed un segreto...

Ariel la fatina

 

 

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