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Chiudi gli occhi, Sword Master, e sogna...

 

Era seduto su un alto trono, uno scranno splendido scolpito in un blocco unico di granito, intarsiato con ori e pietre preziose. A Elvenwood tutti lo conoscevano come lo Sword Master, titolo che si era conquistato col sangue e col valore in un centinaio di battaglie contro umani e nani. Aveva vissuto secoli ed ora aveva ottenuto ciò che aveva sempre desiderato: il potere. Elfo di alto lignaggio, era divenuto famoso per il suo temperamento sanguinario grazie al quale aveva potuto condurre i propri eserciti alla vittoria mentre sia gli umani che i nani si erano ritirati nelle loro terre pianeggianti abbandonando le foreste degli elfi, eppure... Ora era venuto il tempo della pace e gran parte degli alti elfi iniziavano a trovare intollerante il fatto che sul trono di Elvenwood sedesse un guerriero. Sussurri sull'esistenza d'intrighi e piani per ucciderlo erano arrivati alle sue orecchie, e da alcune notti Sword Master faceva degli strani sogni durante i quali lui sedeva su un trono di granito, provava ad alzarsi ma non ci riusciva e iniziava ad urlare, mentre le sue carni si liquefacevano lasciando luccicare le ossa del suo scheletro alla luce di insolite torce; e questo sogno non sembrava essere diverso dagli altri...

... o no? Rivoli di sudore freddo gli scendevano sulle tempie, solcavano le sue guance come lacrime. La sofferenza che provava quando la sua carne si scioglieva era tremenda, nonostante fosse solo un sogno, eppure doveva provare ad alzarsi, doveva... Con le mani posate sugli splendidi braccioli fece forza e si sollevò un poco. La testa iniziò a martellargli. Provò di nuovo ma una forza misteriosa lo spinse di nuovo seduto. Con un gemito colpì lo schienale e chiuse gli occhi, in attesa del martirio, ma non accadde niente. Incredulo aprì lentamente gli occhi e la vide! Nell'aria davanti al trono si era aperto uno squarcio nella trama del sogno e oltre i lembi frastagliati di materia onirica Sword Master vide un bosco, il bosco di Elvenwood, e una fanciulla dai lunghi capelli rossi che camminava scostando i rami bassi nel sottobosco. Sword Master riusciva a cogliere ogni particolare della ragazza: i capelli di seta, la carnagione chiara quasi diafana, gli occhi verdi e colmi di paura, un leggero vestito lungo con l'orlo strappato dai rovi. Umana! La parola risuonò nella sua testa come una condanna e una condanna fu. La stessa forza che lo aveva spinto seduto lo fece alzare in piedi. Tra le sue mani si solidificò una spada sulla cui lama brillavano incise alcune lettere elfiche che formavano la parola "Odio". Sword Master saltò nello squarcio, brandì la spada in alto, la calò sulla ragazza umana e...

Era di nuovo seduto sul trono, impossibilitato a muoversi. Rivedeva ancora gli occhi della misteriosa ragazza umana impauriti, imploranti. Di nuovo si aprì lo squarcio, di nuovo lui si alzò con la spada in mano, saltò dentro, tentennò per un istante, incerto sul da farsi, poi calò la spada. Ancora sul trono. La terza volta provò a resistere, a non calare al spada, ma quella pesava, pesava tantissimo, chiedeva di essere calata, implacabile come... Lo capì solo la quarta volta, quando tentò di voltarsi per colpire il tronco di un albero invece della ragazza: la spada era pesante, cieca e implacabile come l'odio con cui era stata forgiata, il suo odio, l'odio del suo popolo verso gli altri popoli. Cosa avevano fatto? loro, gli elfi, figli della Terra, protettori della Natura, avevano giurato di proteggere i boschi e le creature che essi ospitano ma avevano dimenticato che anche uomini e nani erano creature della Terra, più giovani, certo, ma pur sempre figli della stessa Madre.

La quinta volta la spada non apparve. Sword Master entrò nello squarcio e si avvicinò con i palmi delle mani rivolti verso l'alto, in segno di pace. La fanciulla, spaventata, indietreggiò fino ad inciampare su una radice sporgente. Sword Master le porse velocemente la mano per aiutarla a rialzarsi ma lei rifiutò e gli disse - So chi sei, Sterminatore di popoli. Sei lo Sword Master, alto elfo di Elvenwood, Uccisore di re e Protettore degli elfi. Non osare toccarmi! Le tue mani sono lorde del sangue della mia gente. - L'elfo rimase in silenzio pensando "Come osa questa umana chiamarmi a quel modo?" e la spada dell'odio si materializzò al suo fianco. Sword Master rabbrividì. Stava commettendo lo stesso errore. Finalmente capì! Fu come se un velo cadesse dai suoi occhi. Ora riusciva a vedere oltre la paura che leggeva negli occhi della ragazza, vedeva il dolore, la perdita, la sofferenza. Si era nutrito d'odio per anni, cieco a quanto accadeva attorno a lui. Non solo erano morti migliaia di umani e nani, ma anche numerosi elfi e forse era questo il motivo per cui ora gli alti elfi lo volevano uccidere, per lavare via la sofferenza e purificarsi loro stessi dell'odio che per anni avevano nutrito nei confronti di quei giovani popoli portandoli alla rovina grazie a lui. Ma lui era ancora il Signore della spada. Raccolse l'arma da terra e si avvide che ora era leggera. La porse alla ragazza dalla parte dell'elsa e la implorò - Ti prego, dimmi il tuo nome e poi uccidimi. Ho tradito il mio giuramento da elfo e solo ora mene rendo conto. Con me finirà tutto. - La ragazza si alzò, prese la spada e la gettò via, dentro un mucchio di felci che l'accolsero scuotendosi come sotto la sferza di un vento forte. - Il mio nome è Laura e non sono umana. Sono stata io a chiamarti in questo sogno. La mia razza è ben più antica della tua e non tollera più l'odio che avete scatenato sulla Terra. Io non voglio ucciderti. L'odio genera odio, come tanti anelli di una catena che pesa e che porta a fondo, senza pietà, senza scampo. Ora ti sei reso conto che quel che avete fatto è sbagliato, avete ancora tanto da imparare gli uni dagli altri... Torna tra la tua gente e fa in modo che comprendano. Io ti sarò vicina... - La ragazza si accostò e consegnò all'elfo un bracciale d'argento a forma di tralcio d'edera - Il patto con la Sacra Terra non è spezzato; voi siete ancora i Protettori e l'edera ne è il simbolo. Il bracciale servirà a ricordarvi che siete comunque legati alla Terra da più di un semplice patto, perché quello che vi lega è amore e non dovrete mai più dimenticarlo. Ricorda Sword Master, l'Odio appesantisce il cuore, solo il perdono, l'amore, rendono leggeri... - Laura sorrise e si tramutò in un vortice d'argento che lo travolse.

Sword Master si alzò di scatto dal letto, tirò via le coperte e corse alla finestra dove scostò le tende e guardò fuori. Il bosco era là che lo chiamava. Ormai vivevano in case come quelle degli umani, erano diventati tanto simili a loro e non se ne erano resi conto. Da quel momento le cose sarebbero cambiate: offerte di pace agli umani e ai nani, rimboschimenti, case sugli alberi, niente più spade né odio... La sua mano toccò il bracciale d'argento stretto al braccio, il bracciale che gli aveva donato Laura. Sword Master sorrise. Avrebbe onorato la promessa.

La pace ed un segreto

Ariel la fatina

 

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