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Non
capisco…
Perché
devono prendersela con noi?
Ormai
da alcuni anni i troll catturano gnomi e folletti per gli esperimenti
sulla magia degli uomini… per la sete di potere dei maghi, traditori
della loro madre! La terra distribuisce la magia, è sbagliato
desiderare di più di quanto c’è assegnato…
Ma
perché ora danno la caccia anche a noi?
Anche
l’ultimo, il più malvagio di tutti gli uomini sa quanto è pericoloso
mancare di rispetto alle fate e ai silfidi. Noi custodiamo il bosco e il
bosco ci protegge, se noi veniamo catturati e uccisi il bosco morirà.
Se ormai la sete di potere degli uomini ha superato il rispetto per la
natura, allora è la fine del nostro mondo… la fine dell’antica
magia.
Non
che sia più giusto che i troll catturino gli ingenui gnomi o gli
allegri folletti, ma per loro è più facile sopravvivere. Una gnoma
nella vita può avere decine di figli e una folletta anche di più. Ma
nel frattempo nascono pochissimi silfidi e fate, perché le fate e i
silfidi nascono dai fiori quando la magia del luogo è molto potente,
sono figli solo della natura. Noi che siamo i più potenti, che
proteggiamo con la nostra magia il bosco e tutte le creature che vi
abitano siamo pochi, troppo pochi…
Forse
è egoistico pensare solo a noi, “Non è giusta la cattura di nessuna
creatura, per chi vive d’aria e acqua anche una reggia è una
prigione…” sono alcuni dei versi di un’antica ballata del nostro
popolo e, come ogni cosa del passato, sono pieni di saggezza.
Perché
sto scappando?
Sto
lasciando il mio villaggio tra i rami della grande quercia, la quercia
sacra, l’albero più antico del bosco. L’unica cosa che sento di
reale tra il fiume di pensieri che mi vortica in testa è il calore
della mano che stringe la mia e mi spinge a volare, sempre più lontano,
ma verso dove? C’è ancora una terra dove potremmo rifugiarci e vivere
in pace, ora che i maghi ci danno la caccia? Una terra per noi, eredi di
una sapienza antica come il mondo?
Perché
non mi lasciano stare?
Sono
stanca, non ce la faccio a volare, troppe voci mi urlano dentro e la
testa mi fa male. Voci disperate, la peggiore è quella della grande
quercia, che geme e si lamenta: “Dove andate, figli miei, perché sola
mi lasciate? Ecco, sento i passi dei troll che arrivano, rimbombano sul
morbido terreno del bosco. I loro passi ferrati calpestano le mie
radici, le loro teste spezzano i miei rami. Tagliano con asce, bruciano
con il fuoco, catturano con le loro grosse mani il mio popolo e lo
infilano in sacchi neri, come una notte senza stelle. Dimenticate la
pace e scappate per salvare la vostra stirpe! Finché anche uno solo di
voi rimarrà, la magia non abbandonerà questo mondo…”
Perché
tutti gridano?
Sento
solo urla e pianti, fuori e dentro di me, fino a quando… ci siamo
fermati. Sento ancora il calore di un’altra mano nella mia e qualcuno
mi respira vicino…
“Svegliati,
svegliati! Per ora siamo al sicuro, Iris, svegliati!” qualcuno mi
scuote le spalle, ma non mi sveglio. Che cosa vedrebbero ora i miei
occhi, dopo questo volo che mi ha salvato, ma che mi ha anche portato
lontano da ciò che amavo, che era la mia casa? L’ultima volta che i
miei occhi hanno visto veramente il mondo, intorno a me c’era il mio
villaggio, splendido come sempre, ora i miei occhi sono aperti ma non
vedono, non vogliono vedere veramente. Il mio spirito è lontano, vaga
nel mare di disperazione dentro di me… “Svegliati, è tutto
finito.” Ripete dolcemente la voce. Non ascolto, allora quel qualcuno
vicino a me mi abbraccia, stringendomi a sé. Il battito di un altro
cuore rimbomba nella mia testa e quel contatto e quel battito che si
mischia al mio lentamente mi calmano. Le voci scompaiono dalla mia
testa, per la prima volta dall’inizio di quel volo disperato, apro
veramente gli occhi.
Vedo
solo buio e sento odore di terra e di foglie; “Dobbiamo essere nel
tronco di un albero.” Penso. Strano, in situazioni disperate ci si
accorge subito di particolari insignificanti. Come mi sento al sicuro,
al buio, o forse la sicurezza che ora ha sostituito in me la paura è
data dal calore di questo abbraccio. So chi è, lo sento. Ora capisco
tutto e so anche che mi ha salvato, perché nello stato in cui ero non
avrei mai avuto la forza e la volontà di volare per salvarmi dai troll.
Chiudo gli occhi e ascolto il battito del suo cuore…
“Come
stai?” ora riconosco anche la voce che mi parla ed è la sua, sono
sicura. “Ora bene. Scusa, sono stata troppo debole. Hai dovuto
trascinarmi fino a qui e poi aiutarmi a tornare in me. Non so cosa mi è
preso. Scusa ancora.” La mia voce ha un suono strano, faccio fatica a
parlare. Sono più debole di quanto pensassi e me ne vergogno. Ma cosa
mi è successo? cerco di staccarmi dal suo abbraccio, ma lui mi stringe
ancora. “No, stai qui. So che ti senti in colpa per la tua debolezza,
ma è normale, perché voi fate siete più legate al potere della
quercia che i silfidi. Per questo siete più potenti ma vi è più
difficile allontanarvi da essa. I silfidi hanno meno magia ma sono forti
anche lontano dalla quercia. Noi siamo nati per proteggervi.” “Lo
so, ma non è un buon motivo per appoggiarsi completamente a voi.
Credevo di riuscire a cavarmela da sola e invece se non fosse stato per
te chissà dove sarei ora… comunque grazie, Sylvan.” Apro di nuovo
gli occhi e guardo il suo viso. Lui ha gli occhi verdi come le foglie
della grande quercia e come sempre sorride. Sylvan è un silfide ed è
mio amico. Forse è vero che i silfidi sono nati per aiutarci, ma per me
è sbagliato considerarli solo così. Sono soprattutto amici, dopotutto
anche loro sono molto più potenti di qualsiasi altra creatura, come
noi. “Forse è meglio riposarsi un po’. Vieni, dormiamo, sei ancora
molto debole.” Sylvan mi fa coricare su un mucchio di foglie profumate e
si stende vicino a me. Io appoggio la testa sulla sua spalla e lui mi
abbraccia. Così protetta, finalmente in pace, chiudo gli occhi per
dormire.
Fiordiluna |