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I
In
un angolo austero, i giocatori
muovono
i pezzi lenti. La scacchiera
fino
all'alba li tiene nella lizza
severa
in cui si odian due colori.
In
essa i loro magici rigori
irradiano
le forme: l'omerica torre,
l'agile
cavallo, l'armata regina, il re tardo,
l'alfiere
obliquo e pedine aggressive.
Anche
se i giocatori se ne andranno,
anche
se il tempo li avrà consumati,
certo
è che il rito non avrà mai fine
Nell'Oriente
si è accesa questa guerra
di
cui tutta al terra è anfiteatro.
Questo
è un gioco infinito, come l'altro.

(Al
Todd)
II
Il
fiacco re, l'accanita regina, l'alfiere tortuoso,
la
torre diritta e l'astuta pedina
sul
nero e sul bianco della strada
cercano
e sferrano il loro attacco armato.
Non
sanno che la mano designata
del
giocatore domina il loro destino,
non
sanno che un adamantino rigore
il
loro arbitrio passo passo soggioga.
Il
giocatore anch'esso è prigioniero
(la
sentenza è di Omar) d'altra scacchiera
fatta
di nere notti e bianchi giorni,
Dio muove il giocatore e
questi, il pezzo.
Quale dio dietro a Dio la
trama inizia
di polvere e tempo e
sogno e agonia?
Jorge luis Borges
da "Antologia
personale", Longanesi, Milano - 1967
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