Ci
hanno ingannato, fratello,
le
regine degli zingari non ballano nei boschi,
hanno
lo sguardo tagliente di chi sa già tutto
e
invece non sa niente.
Come
noi, dici tu,
sereno
nella tua nuvola di fumo.
No,
non come noi,
che
chiamiamo la nostra ignoranza col suo nome
e
come l’ultimo degli stupidi
e
il primo dei saggi
sappiamo
di non sapere.
Così
camminiamo ridendo sulla lama
dell’orgoglio
della gente,
tristi
solamente quando taglia via le anime più belle,
le
incornicia, le sposa,
e
loro restano così,
crisalidi
che sognano di essere farfalle.
Come
bambini in un museo,
le
guardiamo stupiti, lo spillo nella schiena,
felici
dello spillo, felici della gabbia.
Tristi,
per lo stupore perduto, per la meraviglia avvelenata,
perché
speravamo in un bacio sulla pelle della Luna.
Eriol