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“Dio muove il giocatore e questi il pezzo. / Quale Dio
dietro a Dio la trama ordisce / di polvere e tempo e sogno e agonia?”
E’ la parte finale di una poesia di Jorge Luis Borges,
scrittore visionario, che paragona la vita allo svolgersi di una partita
a scacchi, dove il giocatore è un Dio che decide le mosse e dietro il
quale c’è un altro Dio che muove il giocatore.
Lo scrittore è un po’ come il giocatore davanti alla
scacchiera: muove i propri pezzi, ordisce tattiche e mosse, osserva,
rielabora, agisce scrivendo. E’ un demiurgo che crea mondi utilizzando
le proprie osservazioni dirette della realtà, fisica, morale o
psicologica. Qualche volta crea veramente qualcosa di nuovo, più spesso
rielabora materiale preesistente preso in prestito dalla storia, dalla
geografia, dalla letteratura, dalla mitologia. Capita che alcune opere
si somiglino molto, che vengano accusate di plagio, senza pensare che
tutti noi attingiamo a piene mani da una fonte comune: l’immaginario
collettivo, con il suo vasto contenuto di archetipi. Dov’è allora la
genialità degli scrittori? Forse nel trattare per primi certi temi e,
soprattutto, nel saperli esporre in un modo nuovo, coinvolgente e
gustoso. Già, perché un racconto o un romanzo devono essere
“gustosi”, devono colpire i cinque sensi e toccare l’anima,
altrimenti nel mare magnum della letteratura si corre il rischio
di scomparire o di non venire per nulla a galla. Ma è poi così
importante emergere? Cosa ci spinge a scrivere e, in particolare, cosa
ci spinge a scrivere di cose, situazioni, mondi che non esistono nella
realtà, che sono così lontani, onirici e inarrivabili?
Fantasy, Fantascienza ed Horror sono generi letterari recenti
ma che affondano le radici nel passato, nei racconti fatti attorno al
fuoco, nei poemi epici e che si sono poi evoluti per sfociare nel
sociologico, come la Fantascienza, o nel divertimento puro e semplice,
come spesso si pensa per Fantasy ed Horror. Eppure quel giocatore
demiurgo che è lo scrittore non si limita a muovere dei pezzi inanimati
su una scacchiera, lui crea interi mondi, fa vivere tanti personaggi e
li fa entrare dentro di noi fino a farcene innamorare alla follia. Per
quanto bene o male si è parlato di Tolkien, per esempio, non si può
certo dire che non fosse un demiurgo. Già dalle prime righe del
Silmarillion si assiste alla nascita di un intero universo, con i suoi
dei, la sua mitologia, i suoi linguaggi, la sua morale e, in seguito, il
clima, la topografia, il Bene, il Male ed ogni sfumatura tra i due.
Leggendo il Signore degli Anelli, ad un certo punto, sembra quasi di
sentire l’amaro dell’acqua che Frodo e Sam bevono tra le montagne
vicino i cancelli di Mordor, di capire benissimo che il sapore amaro è
dovuto alla presenza di sostanze solforose di cui è pieno quel terreno
vulcanico, che l’acqua ha sì un sapore strano ma è potabile, che…
Ehi ma qui si sconfina nella scienza! Cosa c’entra la scienza pura con
un romanzo Fantasy?
Attenersi a grandi linee alle leggi fisiche del nostro mondo
significa dare credibilità al mondo di fantasia che uno scrittore
costruisce, dargli basi solide dalle quali partire per poi creare sul
serio qualcosa di nuovo, di onirico. Dietro il Signore degli Anelli c’è
sicuramente un lungo e attento studio filologico, topografico,
climatico, addirittura botanico. Gli scrittori del fantastico, molto più
degli altri scrittori, hanno bisogno di far vivere i loro mondi
impossibili, di renderli reali, credibili, anche se ciò può sembrare
una contraddizione.
I vessilli, le usanze, le casate, le armi e armature che
compaiono nelle pagine dei libri delle “Cronache del ghiaccio e del
fuoco” di George R.R. Martin, si basano sicuramente sullo studio di
usi e costumi della storia passata, come il clima e la vegetazione
dell’intero continente in cui si muovono i personaggi di quella saga.
Stessa cosa accade in molti libri e racconti di fantascienza, come ad
esempio nella saga dei Dragonieri di Pern di Anne McCaffrey, nella quale
la scrittrice racconta di mutazioni genetiche, draghi in contatto
telepatico con i loro cavalieri, un mondo desolato in cui l’uomo può
vivere solo a determinate latitudini e in cui il passaggio periodico dei
“Fili” (una sorta di spore aliene) obbedisce alle leggi di Newton.
Di esempi ne potrei portare molti altri, a centinaia, forse
uno per ogni libro scritto, ma perché privarvi del piacere di scoprire
da soli quali contatti tra realtà e fantasia sono nascosti tra le righe
dei romanzi fantastici? Spesso quando un libro ci piace e ci prende
diciamo che è scritto bene, e queste due semplici parole racchiudono
l’enorme lavoro di ricerca e studio che un bravo scrittore compie per
portare a compimento la sua opera, ma noi non ce ne rendiamo conto,
perché il libro lo viviamo, lo gustiamo e tanto più il lavoro dietro
è accurato e la lettura scorrevole, tanto più siamo rapiti e
trasportati su altri mondi. Certo, la grande mole di ricerca e studio
che si nascondono dietro un libro non sono garanzia di successo,
soprattutto per racconti e romanzi fantastici, ma penso siano molto
preziosi.
Se provassimo a prestare più attenzione ai libri che
leggiamo, ad andare oltre la riga scritta, a vedere e capire il mondo
che c’è dietro, senza cadere nei preconcetti o nei luoghi comuni,
forse riusciremmo a scorgere il demiurgo che, seduto davanti la sua
scacchiera, muove la penna come fosse una bacchetta magica; o forse è
meglio limitarsi a leggere per il semplice gusto di farlo, per vivere
emozionanti avventure in mondi fantastici, per sfuggire alla noiosissima
realtà del quotidiano. Sì, meglio godersi il libro e non porsi troppe
domande…
Ma, secondo voi, di quale materiale è fatta quella benedetta
scacchiera?
Mairi
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