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- Cammina
con me, ninfa dei boschi. Ti porterò in un luogo al di
là del tempo, dove nulla ci toccherà. Segui con me il sentiero delle
fate. Non toccare nulla e nulla desidera, altrimenti il tuo cuore sarà
loro prigioniero, per sempre... - Il vento stormiva e Shamila seguì il
suo sussurro, all'ombra delle querce millenarie, sotto l'intreccio dei
loro rami e le trine pendenti dei rampicanti. Muschio verde smeraldo
copriva come morbidi festoni le rocce ai lati del sentiero; stentati fili
d'erba facevano capolino tra i sassi e le ghiande secche sparse al suolo.
Ogni tanto un raggio di sole riusciva a bucare il tetto di rami
intrecciati e arrivava fino a terra, rivelando la presenza di scintillanti
particelle di polvere nell'aria. Semplice polvere... -
Polvere di fata, Shamila. - Risolini tutto intorno, lieti e delicati come
petali di rosa selvatica. Decine di testoline dalle orecchie a punta
fecero capolino dal folto dei cespugli di more, da dietro le corolle delle
primule, da sotto il cappello puntinato delle Amanita. Tante piccole fate
mormorarono il loro richiamo - Vieni, ninfa; siediti con noi e gusta i
frutti della terra. Ribes rossi come il sangue di un uomo; lamponi succosi
e dolci, come le labbra di un
amante; funghi screziati d'oro; mandorle e nocciole... - Il vento
sussurrò di nuovo - Non dare loro ascolto, Shamila, l'incanto è il loro
passatempo preferito... - A Shamila piaceva quella brezza gentile che a
tratti le sfiorava con dolcezza i lunghi capelli e la incitava a
proseguire con tanta premura - Dove mi stai portando, vento dell'est? - -
TI porto dove non esiste tempo, dove non ha significato lo spazio. Ti
conduco al cospetto di un essere antico, di una creatura che hai già
incontrato nei tuoi sogni. Ora sei nel suo sogno e tra poco sarai al suo
cospetto. - I risolini birichini continuavano senza sosta e
l'accompagnavano nel suo cammino. - Dimmi, vento dell'est, che aspetto ha
la creatura di cui parli? - Il vento non rispose subito, poi - Ci fu un
tempo in cui aveva l'aspetto del Tutto. Il suo viso era un labirinto di
foglie, fiori e animali, alberi ed esseri viventi d'ogni tipo. Molte erano
le creature che compivano pellegrinaggi per giungere al suo cospetto, che
chiedevano di essere risanate dalla sua linfa vitale, che ascoltavano con
reverenza le sue parole. Poi, col passare delle ere, il ricordo della sua
esistenza fu dimenticato. Languì nella solitudine, finché giunse il
giorno in cui tu esprimesti il desiderio di incontrarla; ma ora basta,
dolce ninfa. Vedrai con i tuoi stessi occhi, siamo arrivati... - Le risa
delle fate smisero all'unisono e Shamila lasciò il sentiero inoltrandosi
in una vasta radura al cui centro si elevava imponente, un vecchio salice.
La chioma d'argento dell'albero antico sfiorava le acque limpide di un
rivo che scorreva tra le sue possenti radici. Il gorgoglio dell'acqua
giungeva come un canto cristallino alle orecchie della ninfa. Shamila si
avvicinò con riverenza al vecchio salice, fino a toccarne la corteccia. -
Benvenuta nel mio regno, Shamila. - Una voce dolce risuonò nell'aria
accompagnata dallo stormire delle
foglie del salice. Quel suono evocava nella mente di Shamila immagini di
un tempo in cui la sua gente trascorreva intere giornate sul bordo di
polle limpide in cui immergevano il muso candidi unicorni per cercare
sollievo dalla calura estiva. In quel tempo le fate irretivano per
amore ogni uomo che si lasciava incantare dalla loro magia e i bambini
credevano negli esseri fatati che si nascondevano nel cuore del bosco,
negli anfratti e nelle grotte. Alle immagini che scorrevano nella mente
della ninfa si sovrappose l'immagine reale di una nebbia verde che usciva
dal tronco del salice e si condensava in un corpo dal sesso indefinito e
dalla voce altrettanto asessuata ma gradevolissima. Lo spirito uscito dal
salice parlò. -
Ricordo, molto tempo fa, quando la Terra era giovane e tutti gli esseri
viventi l'abitavano in pace, i prati e i boschi, le rocce e le fonti,
intatti. L'aria profumava del tempo delle stagioni, terra
bagnata dopo la pioggia autunnale, viole e acacie a primavera. Dolci
fragranze che allietavano giorni di gioia trascorsi assieme alle piccole
fate. Tra i tronchi del bosco risuonava solo il cinguettio degli uccelli e
nei campi color dello smeraldo sbocciavano botton d'oro e gigli aranciati.
L'acqua delle polle era magica e voi ninfe vi specchiavate nel vostro
riflesso e le fate vi leggevano il futuro. Nuvole di panna solcavano il
cielo e l'azzurro del giorno sfumava nel blu intenso della notte, trapunto
di stelle lucenti. Corolle
di fiori come giaciglio, danze e canti fino all'alba. Il Creato era sacro,
ogni forma di vita, la Terra stessa... e offrivamo alla Madre delle Madri
ghirlande di corolle intrecciate con le nostre mani e il nostro canto
era la preghiera
di ringraziamento a Lei. Poi
arrivarono gli uomini... Tagliarono gli alberi, costruirono i loro
villaggi. Fumi velenosi oscurarono i cieli, l'acqua dei ruscelli cambiò
colore. I campi divennero marroni, sarchiata e ferita la Terra; i nostri
canti non salirono più al cielo, dove le stelle tremolarono in un'aria
malsana. Le
polle non rifletterono più il futuro perché non c'era più futuro per
noi... Oh
Madre, cosa ti hanno fatto? Hanno sconsacrato i tuoi prati, i tuoi boschi.
Ora ci nascondiamo nel buio delle foreste. Ricordo... ma
il ricordo è sfumato... Ora
vivo il presente e tremo, per chi non vide mai quei cieli, per chi non
sentì mai quelle fragranze. Non vedo alcun futuro nelle polle, forse non
c'è più un futuro... Ma tu, creatura spensierata, hai un grande potere
dentro di te. Io ti dono questa tiara, simbolo della benedizione della
Madre Terra. Torna tra i tuoi simili, insegna loro a curare le ferite
degli uomini, non solo quelle del corpo. Insegna agli uomini a tornare
bambini, a vedere oltre i fumi della loro follia. Se al mondo esistono
ancora creature pure come te, allora, forse, un futuro ancora esiste. Ora
va, Shamila, e porta con te la speranza! - La creatura le sorrise; un
sorriso denso di sofferenza e d'amore. Il vento dell'est tornò e
l'avvolse in spire d'argento e l'ultimo suono che Shamila udì fu il riso
gioioso delle piccole fate. Quando
Shamila si svegliò si trovò circondata dalle ninfe sue sorelle. - Cosa
avete da guardare? - chiese loro sorridendo. Lalieny, la maggiore, le
indicò la testa e Shamila portò rapida una mano sul capo. Tra i capelli
era infilata una tiara d'argento e un fulgido smeraldo era incastonato
proprio al centro di quello splendore. Un
pegno e un segreto...
Ariel
la fatina |