|
Azzurra
si affacciò all’apertura del tronco cavo e lo vide. Il cucciolo di
unicorno era disteso con le zampe ripiegate sotto di sé e la guardava con
occhi colmi di terrore. Alcuni
spiritelli che svolazzavano intorno al cucciolo le rivolsero parole
cariche di rabbia – Elfa senza cuore! - - Perché vuoi catturarlo? –
e ancora – Torna nel tuo mondo! – La giovane elfa sospirò. Il mago
l’aveva avvertita che avrebbe incontrato ostacoli di ogni tipo, ma fin
dal principio sapeva che il maggior ostacolo sarebbe stata la sua
coscienza. Cercando di non far caso alle vocine degli spiritelli,
s’intrufolò nel buco per raggiungere il cucciolo, ma quando le sembrò
di essere riuscita ad afferrare un ciuffo della bianca criniera, sentì il
pavimento muscoso cederle sotto le ginocchia e, insieme all’unicorno,
precipitò dentro un tunnel verticale buio e senza fine.
Quando riprese conoscenza si rese
conto pian piano di essere legata come un salame. Provò ad allargare i
polsi, cercando di liberare le mani, ma le corde, pur sottili e morbide,
rimanevano serrate attorno al suo corpo, e più Azzurra si divincolava, più
quelle la stringevano in una morsa impietosa. Quando finalmente si rassegnò
si accorse di non essere più sola. Una decina di unicorni sostavano in
semicerchio davanti a lei e la guardavano in silenzio. Stranamente il
primo pensiero che le venne in mente fu “Come hanno fatto
degli unicorni a legarmi con una corda?” e in quel momento, come se le
avessero letto nei pensieri, un unicorno dal corno dorato si fece avanti e le parlò con
voce profonda – Sei in un sogno, nel nostro sogno. – Per un lungo
momento ci fu silenzio e l'elfa ne approfittò per guardarsi attorno.
Si trovavano in un’ampia vallata chiusa da alte montagne e attraversata
da un fiume alimentato da una scintillante cascata. In lontananza, alla
sua destra, riusciva a vedere gruppi di piccoli unicorni che giocavano tra
l’erba alta e soffice. Alcuni unicorni femmina pascolavano nei pressi
dei piccoli.
All’improvviso una voce dal timbro
diverso la fece trasalire – Gli spiritelli dell’aria ci hanno messi al
corrente delle tue intenzioni, chi ti ha mandata? – Azzurra esitò per
un attimo, poi annuì risoluta – Nessuno, sono venuta di mia spontanea
volontà! – Un basso mormorio serpeggiò tra gli unicorni, poi quello
che aveva parlato per primo riprese la parola – Non è uso, qui da noi,
mentire così spudoratamente. – Le guance di Azzurra ti tinsero di un
rosso acceso e allo stesso tempo un guizzo di comprensione sembrò passare
nello sguardo dell’unicorno, poi il magico animale parlò di nuovo –
Credo sia meglio lasciarti a riflettere da sola, per un po’. – Poi si
voltò verso i compagni, che con sguardo interrogativo lo osservavano, e
li invitò a seguirlo – Andiamo e lasciamo che l’elfa comprenda da
sola l’errore commesso. – In pochi secondi rimase sola.
Ben presto una brezza calda le sfiorò
le guance e le fece bruciare ancor di più le lacrime che avevano iniziato
a solcarle il viso. Avesse potuto dir loro qual’era la verità! Avesse
potuto metterli in guardia! Lei amava gli unicorni e il mago lo sapeva,
quel mago crudele che l’aveva rapita e resa schiava fin da piccola e che
ora le avrebbe tolto l’unica cosa che le rimaneva se non avesse eseguito
i suoi ordini: il suo bel viso. Perché Azzurra lo sapeva; sapeva che il
suo bel viso sarebbe stata l’unica possibilità che aveva per tornare al
suo villaggio, una volta libera. Il mago voleva il corno di un unicorno,
un ingrediente essenziale per la creazione di una delle più potenti
pozioni esistenti al mondo e per averlo era disposto a ridare la libertà ad
Azzurra. Il mago aveva bisogno di lei, e per questo l’aveva rapita da
piccola e tenuta sotto stretta sorveglianza, perché solo una fanciulla
pura nel corpo avrebbe potuto avvicinare e catturare un unicorno. Le aveva
anche dato un laccio magico da avvolgere attorno al collo dell’animale
prescelto, che le avrebbe facilitato il compito di catturarlo e riportarlo
nella realtà. Il mago aveva preferito farle raggiungere gli unicorni in
sogno perché solo nelle lande oniriche un tale laccio avrebbe avuto
potere. Però lei non voleva far del male agli unicorni, eppure… La
sua coscienza si stava lacerando e il dolore che le provocava era più
forte di qualsiasi ferita fisica. Il desiderio di tornare a casa a
riabbracciare i suoi parenti era così forte, così
forte…
All’improvviso si accorse che il
laccio che la teneva prigioniera si era sciolto. Considerandolo come un
segno del destino, Azzurra si alzò e, nascondendosi tra l’erba alta, si
diresse senza esitazione verso il gruppo dei piccoli unicorni.
Nel frattempo, nel punto in cui
prima era legata, un’ombra equina coprì la corda sciolta.
Fu facile per l'elfa scegliere
il suo bersaglio, un piccolo unicorno che si era distanziato dagli altri e
che stava giocando con una farfalla dalle grandi ali viola. Recuperò il
laccio magico dalla tasca del vestito e si avvicinò in silenzio al
piccolo. Quando gli fu così vicina da poterlo toccare, il piccolo si girò.
Per un attimo i loro occhi si incontrarono e fu sufficiente. Azzurra lasciò
cadere a terra il laccio e poi si lasciò scivolare sul prato,
in preda ai singhiozzi; il piccolo unicorno dapprima piegò la testa da un
lato, inconsapevole del pericolo corso, quindi le si avvicinò e le si
sdraiò accanto, appoggiandole il muso in grembo. Quando l'elfa sentì
la criniera morbida sotto le sue dita, iniziò a carezzarla e come per
incanto le lacrime si arrestarono, permettendole di vedere che attorno a
loro due si era di nuovo formato un semicerchio di unicorni.
Uno dei magici animali,
quello dal corno dorato, si fece
avanti rivolgendole la parola – Come ti abbiamo detto prima non è uso qui
da noi mentire, poiché abbiamo la capacità di vedere ogni verità, anche
la più nascosta. Ho letto nel tuo cuore e quel che ho visto mi ha
convinto a darti una possibilità di salvezza. Hai superato la prova,
giovane elfa. – Azzurra alzò su di lui uno sguardo triste e assente – Non
potevo lasciare che un innocente soffrisse, nonostante questo mi abbia
condannata ad una vita d’inferno. Ora sarò per sempre schiava del mago
e non potrò mai più tornare a casa perché lui mi toglierà la
bellezza e le mie fattezze. Nessuno al villaggio mi riconoscerà, né
vorrà mai avere a che fare con me, a causa del viso orrendo che il mago
mi imporrà quando tornerò da lui a mani vuote. Eppure, sebbene io sia
disperata per tutto ciò, è come se fossi più leggera. Non avrei mai
potuto perdonarmi di aver fatto del male a… a… - La ragazza strinse a
sé il piccolo unicorno che ricambiò lambendole dolcemente il viso. La
voce dell’unicorno adulto, che fino a quel momento le aveva rivolto la
parola, divenne più dolce – La corda che ti teneva prigioniera non te
l’abbiamo imposta noi; quei lacci erano la tua coscienza. Quando è
caduta ai tuoi piedi, rendendoti la libertà, tu avevi già preso la tua
decisione. Hai rinunciato alla tua bellezza e al tuo villaggio, pur di
salvare un innocente. Il mago aveva ragione a scegliere te per questo
incarico, il tuo amore per noi e per la vita è grande e la tua bellezza
interiore è ancor più bella; solo chi possiede questi doni può
avvicinarsi a noi. L’unico suo errore è stato quello di non aver saputo
valutare la tua forza d’animo. Io ho visto questa tua forza, e sarà la
stessa che ti renderà libera per sempre. – A queste sue parole un
piccolo corno ritorto apparve nelle mani di Azzurra. Aveva lo stesso
aspetto dell’avorio ma emanava un calore ristoratore. – Stringi questo
piccolo amuleto, quando incontrerai il mago, e nulla di male ti potrà
essere fatto. Addio Azzurra, o arrivederci… - Un vortice d’argento,
creatosi dal nulla, l’afferrò e la risucchiò via, non prima però che
potesse rivolgere un ultimo saluto al piccolo unicorno bianco.
Le prime cose di cui fu cosciente,
al suo risveglio, furono la superficie fredda e dura su cui giaceva e il
gradevole calore nel palmo della sua mano. Aprì gli occhi e vide a pochi
centimetri dal suo viso quello duro e arcigno del mago – Hai fallito,
piccola, sudicia schiava! – Sputò quelle poche parole meschine e subito
si raddrizzò. Con ampi gesti delle braccia iniziò a tracciare
nell’aria simboli arcani che Azzurra riconobbe con terrore: un
incantesimo! Sicuramente l’incantesimo che avrebbe dovuto renderla
orribile. Velocemente l'elfa si rimise in piedi e strinse, con tutta
la forza che aveva, il piccolo corno d'avorio. Gelide
parole uscirono dalla bocca del mago e strane luci riempirono lo spazio
tra i due,
poi un forte boato riecheggiò all’interno della stanza e un acre fumo
si diffuse intorno a loro. Quando il fumo si dissipò Azzurra poté
rendersi conto di cosa era accaduto. Il viso del mago, fino a poco prima
liscio e normale, era ora raggrinzito, pieno di pustole e orribile a
guardarsi. L’incantesimo che il mago stava recitando per lei gli si era
rivoltato contro e il destino riservato a quella che lui considerava la
sua schiava era ora diventato il suo. Senza pensarci un attimo di più,
Azzurra corse giù per le scale, raggiunse il portone d’ingresso e,
usando il piccolo corno come una chiave, lo aprì e corse fuori, verso il
bosco e verso il villaggio, finalmente libera. A malapena udì le urla di
rabbia e di sconfitta del mago; ora non aveva più paura.
Una nuova vita e un tenero ricordo…
Ariel
la fatina
|